HOME > Consultazione > Processo amministrativo > Termine per impugnare

Termine per impugnare

Secondo parte delle Giurisprudenza il termine per impugnare un provvedimento sfavorevole decorrerebbe dalla sua conoscenza, senza che nessuno spostamento di termini possa derivare dalla conoscenza solo successiva della motivazione. Quest' ultima potrebbe solo giustificare la proposizione di motivi aggiunti di ricorso ma non sollevare il ricorrente dall'onere di tempestiva impugnazione dell'atto lesivo anteriormente conosciuto.
In senso contrario, il Consiglio di Stato, ha recentemente ribadito che "al fine della decorrenza del termine di impugnazione di un provvedimento, non basta la mera notizia della sua esistenza e del suo carattere sfavorevole per il destinatario. Occorre invece conoscerne il contenuto, per poter valutare se l'atto, oltre che sfavorevole, è illegittimo"(cfr. Sez. VI 522/2007).
Ciò, oltre che per il chiaro disposto  dell'art. 3 l. n. 241/1990, secondo cui la motivazione del provvedimento non ha carattere opzionale, ma è obbligatoria, "sicché la mera notizia che esiste un provvedimento non può essere equiparata alla piena conoscenza del provvedimento medesimo", anche perché dalla lesività dell' atto non discende anche la automatica illegittimità, che l'eventuale ricorrente dovrà poter valutare in concreto prima di esporsi ai rischi ed ai costi di una impugnazione giurisdizionale.
Il Consiglio di Stato rileva infatti come l'impugnazione al buio di un atto, secondo una non infrequente strategia processuale "grava di costi inutili il ricorrente, che rischia anche la condanna alle spese se il ricorso è infondato", mentre la successiva notificazione dei motivi aggiunti determina ulteriori costi.
Conclude allora il C.d.S. che ove l'amministrazione comunichi esclusivamente l'esistenza del provvedimento sfavorevole, senza la motivazione, allora il destinatario ha soltanto una mera facoltà, ma non l' onere, di immediata impugnazione, con successiva proposizione di motivi aggiunti, "ma ben può attendere di conoscere la motivazione dell'atto per valutare se impugnarlo o meno".
E ciò, secondo i giudici di Palazzo Spada, analogamente a quanto avviene con il rito speciale di cui all'art. 23 bis, l. TAR, nel quale la motivazione della sentenza è successiva a quella del dispositivo, ed in cui la parte ha solo facoltà, ma non onere, di immediata impugnazione del dispositivo stesso, senza alcuna decadenza.
Il Collegio non ignora, naturalmente, il diverso orientamento secondo cui ai fini della piena conoscenza di un provvedimento lesivo non è necessario che esso sia conosciuto nella sua integralità, ma è sufficiente la concreta percezione di elementi essenziali, essendo assicurata la tutela per la successiva completa cognizione del provvedimento dalla proposizione di motivi aggiunti; ma precisa che gli elementi essenziali del provvedimento, la cui conoscenza determina l'onere di immediata impugnazione, devono consentire di percepirne non solo il carattere sfavorevole ma almeno alcuni degli eventuali vizi.
La lesione, infatti, non deriva dal mero carattere sfavorevole del provvedimento, ma da questo e dalla illegittimità dello stesso. Ne consegue che la conoscenza dell'effetto lesivo non può essere disgiunta dalla conoscenza del contenuto dell'atto, poiché in caso contrario potrebbe non essere possibile individuarne gli eventuali vizi.
Conclude allora il C.d.S. che al fine del decorso del termine per la impugnazione del provvedimento, non è sufficiente la sola nozione della sua esistenza e del suo dispositivo sfavorevole, ma occorre piuttosto una piena conoscenza del contenuto e della conseguente possibilità di percepirne anche l'illegittimità, essendo peraltro "onere dell'amministrazione comunicare tempestivamente la motivazione dei propri provvedimenti ai destinatari".
- Avv. Stefano Mosillo -


Per richieste attinenti la temtica trattata, senza vincolo di tempo nella risposta, potete inviare una mail a studiodavoli@tiscalinet.it


 
 
 
 
Studio Associato Davoli - Roma